Immagino che il diniego non c’entri nulla con lo stato personale di Jessica, ma col fatto che lei stessa dichiari apertamente di appartenere a un’altra chiesa, ospite “dell’Arcigay di Napoli“, dove si sarebbe celebrato un matrimonio “con rito cattolico ecumenico”, inesistente. Chiunque può mettere su una chiesa e celebrare i riti che vuole, ma non può pretendere che altre chiese le riconoscano e ne accettino la validità. Se Jessica appartiene a una chiesa diversa dalla Cattolica, faccia la madrina lì, dove non dovrebbe avere problemi.

Nei tempi convulsi che stiamo attraversando, tempi di transizione e superficialità, c’è un pullulare di religioni “fai-da-te” per cui ognuno pretende di avere una propria chiesa e impone agli altri di riconoscerla come “chiesa ufficiale”. Mi dispiacerebbe se qualcuno pensasse a un espediente per fare parlare di sé, come ormai è costume diffuso sui social. A norma di diritto canonico (can. 874, §1 e specialmente §2), il prete non può ammettere un padrino o madrina di un’altra chiesa: “Non venga ammesso un battezzato che appartenga a una comunità ecclesiale non cattolica, se non insieme a un padrino cattolico e soltanto come testimone del battesimo” (can. 874 §2). Stando le cose come sono raccontate dai giornali, è questo il vero motivo del diniego, perché la presunta madrina avrebbe dichiarato di essersi sposata “con un rito cattolico ecumenico” che non esiste e quindi ha avallato la sua appartenenza a una chiesa “altra”. A questo punto, non mi meraviglio del diniego del prete, ma del fatto che Jessica sia andata a chiedere un attestato che in base alle norme vigenti sarebbe stato nullo.

Mi pare di vedere una gran confusione mista a ignoranza e superficialità che tutto riduce a sentimentalismo da mercato, per il quale è buono quello che mi piace e sono cattivi quelli che pensano diversamente da me. È grave poi che Jessica metta in evidenza il suo diritto di essere madrina, senza nemmeno dire una parola sul diritto del bambino o bambina. Ancora una volta prendo atto che gli adulti parlano, discutono e rivendicano i loro diritti, servendosi dei bambini che usano come mezzi per affermare se stessi.

Proviamo ad alzare il tono e il contenuto della questione. Il battesimo è per tutte le Chiese cristiane (Cattolica, Ortodossa e Riformate Protestanti) il sacramento più importante, perché attraverso di esso si acquisisce il diritto fondativo di essere per sempre membro della Chiesa, con diritti e doveri. La figura dei padrini non è pleonastica o coreografica, ma essenziale, fino al punto che, in caso di necessità, il battesimo può essere celebrato senza i genitori, ma non senza il padrino e la madrina. I quali si chiamano così perché per la Chiesa il bambino è così importante, sul piano della fede, che necessita di un supplemento di paternità e di maternità per essere accompagnato nell’educazione nella fede cristiana. In altri termini, un padre e una madre non bastano per educare un figlio alla fede, ma accanto a loro occorrono un piccolo padre e una piccola madre che all’occorrenza – se i genitori naturali o adottivi venissero meno agli impegni che si assumono all’atto del battesimo, in quanto responsabili della crescita e della vita del figlio – hanno l’obbligo morale e il diritto ecclesiale di sostituirsi a essi.

La questione è così importante che all’atto del battesimo, il padrino e la madrina (e pure il prete che battezza) acquisiscono una paternità/maternità spirituale col bambino, forte come quella naturale, che impedisce – ipotesi per assurdo – che il padrino (e il prete) possa sposare la bambina – e la madrina il bambino – da loro battezzato, perché per la Chiesa l’eventuale matrimonio sarebbe nullo in quanto equiparato all’incesto. Genitori e padrini devono essere “modelli” di vita cui il bambino dovrebbe potersi ispirare fino a diventare adulto, quando deciderà da sé se accettare coscientemente la fede ricevuta col battesimo oppure di non tenerne conto, secondo la propria coscienza. 

Ridurre una questione così forte e delicata a un problema di sessualità, mi pare fuori luogo. Vi scorgo una certa superficialità.

Personalmente sono sempre partito dal presupposto che il battesimo non sia una circostanza banale, ma un diritto del bambino che i genitori hanno il dovere di tutelare e realizzare, dando il meglio e il massimo di quanto possano per il loro figlio. Oggi si scelgono i padrini molto superficialmente, senza alcuna riflessione, spinti più dagli equilibri parentali o amicali che dal vero interesse del bambino. Una persona che dichiara di essersi sposata “con rito cattolico ecumenico” può garantire di educare nella fede della chiesa Cattolica, secondo le promesse fatte solennemente durante la celebrazione del sacramento?

A me non interessa che il padrino o la madrina siano eterosessuali, gay o lesbiche. A me interessa che siano persone di fede che sappiano garantire la fede del loro bimbo/a. Non si può ricorrere a una chiesa che non si frequenta, da cui si sta lontani, che forse si disprezza e pretendere che dia l’assenso a ogni richiesta, a ogni atto di individualismo. A volte qualche “no” aiuta le persone consapevoli a riflettere per imparare il discernimento e l’umiltà.

Discriminare in base alla sessualità, in un tempo in cui emerge che molti preti sono gay, adulteri e pedofili, mi pare fuori luogo, se non altro per ragioni di buon senso e di pudore interiore, ma non penso che la ragione sia stata questa, quanto piuttosto la presunzione di volere un servizio da una chiesa (la Cattolica) di cui di fatto non si fa parte, forse da molto tempo. Nel mio vocabolario, questo si chiama manipolazione, incoerenza e strumentalizzazione. Parafrasando Aristotele, amica Jessica, sed magis amica veritas. Con cordialità sincera.

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