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Diario


30 agosto 2019

Ricordi

La meglio Gioventù

                                 Ho già pubblicato sul Blog, a puntate, i racconti giovanili, racchiusi in 23 "quadretti".

                                 Decido ora di darne lettura in unica soluzione e saluto chi mi tiene compagnia su queste pagine elettroniche; i commenti non sono più possibili per carenze della piattaforma, ma chi volesse interloquire con me utilizzi pure la mail.


La meglio gioventù

 

Schiaffo (1/23)

                    Uno solo, dato con tutto il cuore di mamma, mi ha colpito a suo tempo; io ancora adolescente.

                    Ero irrequieto - non cattivo - oltre ogni limite e scope, battipanni ed altri oggetti che si ritrovava per le mani volavano a cercare il mio corpo mentre ella mi rincorreva per le punizioni di rito. Sempre "agitato", le davo (davamo) un gran da fare anche se aiutavo in casa, primo di quattro figli maschi; "dressato" a dovere.

                    Io ed il secondo germano, arrivato a distanza di poco più di un anno, eravamo dei veri selvaggi nei periodi trascorsi in campagna, allo stato brado appunto. Ne parlerò oltre - sono 23 "quadretti", più un ultimo quale epilogo, intorno alla mia gioventù, che ho affidato - aprendo cassetti della memoria - al Blog a giorni alterni. 

                    Oggi dirò dello schiaffone che si è stampato sul mio viso allorché, affacciato al terrazzo della casa del paese, oggi città, sul Corso principale, vidi passare lo scemo del luogo. Era felice nelle sua incapacità di intendere e volere,almeno così dava a vedere, apparentemente disinteressato di ciò che lo circondava, e suscitava, assurdamente - dico oggi -, la mia invidia.

                    Io non mi trattenni e, rivolto verso la nutrice, esclamai: "Perché non sono nato come lui?".

                    Ancora mi brucia la guancia. Vorrei, però, sentire quel bruciore intenso pur di averla ancora vicina con la sua bontà immensa ed un cuore grande verso tutti, in special modo - all'esterno - verso i suoi tantissimi alunni ed alunne che ha preparato per e nella  Scuola; soprattutto per la vita. 

 

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Orlatrice (2/23)


                    Padre cacciatore, madre cacciatrice; potevamo noi andare fuori "razza"?

                   Appena svezzati o poco più, circa dodici anni di età, ed eccoci intenti, io ed il mio germano, poco meno "vecchio" di me, a confezionare le cartucce che poi avremmo utilizzato nell'arma di mia madre; un calibro "28".

                    Nostro padre e maestro si confezionava - bilancino di precisione - il più delle volte le cartucce da solo per il suo calibro"12" e per l'altro fucile di casa, utilizzato all'occorrenza per le piccole prede; quaglie.            

                    Rubavamo il suo mestiere e, nei momenti di distrazione, utilizzando i tubetti vuoti della Rodina (moderna Aspirina), in alluminio, che tagliavamo fino al punto di giusta quantità, preparavamo il contenitore per la riempitura delle cartucce con la polvere da sparo in dose ottimale.

                    Le cartucce, Fiocchi, all'epoca in cartone compresso per il riutilizzo, venivano, una volta usate, private del detonatore con un apposito attrezzo quasi appuntito; si provvedeva quindi a porre nel foro di pertinenza il nuovo esplodente, con mosse accorte e martello perfettamente levigato per non provocarne l'esplosione e la scintilla relativa.

                    Riempitura con la polvere e rotondino di cartone da pressare; borra già confezionata o da dosare (altro misurino con tubetto di Rodina) e successivo rotondino di cartone; piombo del calibro adatto per piccole prede e rotondino di cartone finale a chiudere. Non restava che passare all'orlatura della cartuccia, operazione che ci inebriava perché chiudeva il ciclo della lavorazione.

                    La cartuccera veniva riempita, il fucile sottratto con maestrìa alla guardia che montava la genitrice e via verso la caccia. Un colpo a testa.

                    Non si rientrava nella casa di campagna, dopo aver girovagato per valloni e dirupi vari, se non dopo aver esaurito le munizioni versus tutto ciò che volava, di certo peso; le rimanenze erano utilizzate per il tiro a piattello (ne parlerò oltre).

                    "Povera" mamma, la facevamo disperare, ma con il consenso velato di mio padre che vedeva emulata la sua passione, poi da noi abbandonata - nella pratica, ma non nei ricordi - con il crescere.


  • MACCHINETTA ORLATRICE PER CARTUCCE CAL. 12 ANNI '60 MARCA 2 EFFE

 


Tiro al piattello (3/23)
                    
                    Sarà la vecchiaia incipiente, ma ho deciso di aprire qualche cassetto della memoria e lasciare traccia della mia gioventù. Non so se sia stata la migliore in assoluto, ma io ho vissuto intensamente gli anni della formazione giovanile, con esperienze e marachelle a contatto della Natura che i giovani di oggi si sognano, distratti come sono dall'elettronica e dai motori in generale.

                    Ho sparato ai piattelli da giovane, fuori gara ed all'interno di una manifestazione di tiro in montagna.

                    Pochi colpi invero, con il calibro "12", piuttosto violento nel rinculo, mentre il piattello volava da un dirupo verso l'alto, stagliandosi contro il cielo calabro. Accompagnavo mio padre, grande tiratore; mi lasciò provare.

                    Altra cosa era l'esperienza fatta anticipatamente insieme a mio fratello - il secondo della nidiata - con il calibro "28"; fucile meno violento e più maneggevole per le nostre giovani braccia e struttura fisica di quegli anni. Le cartucce che avanzavano dalle nostre fruttuose battute di caccia (post del 13/12) venivano scaricate su pezzi di foglie di agave, "piattelli" appunto. A turno, dopo tagliate le foglie in pezzi da assomigliare ad un piattello, ci nascondevamo dietro un tronco d'ulivo, maestosi dalle nostre parti, e lanciavamo in aria al grido dell'altro che così poteva sparare al bersaglio improvvisato in movimento; il tutto in sicurezza  - così eravamo convinti noi - per il rifugio del lanciatore.

                        Le marachelle dei giovani di oggi mi fanno ridere e riflettere su quanto eravamo invece selvaggi noi.


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Piattello (4/23)

                     Sono 67 compiuti oggi - veramente ieri, 17 dicembre,  poiché oggi,data della nascita, entro nei 68 - e mi regalo un altro ricordo.

                    Correva l'anno di grazia 1961 e mi perfezionavo nelle immersioni che avevo iniziato a praticare per la pesca subacquea "ante litteram" (ne parliamo oltre, in altro post).

                    L'anno prima, 1960, c'era stata la manifestazione olimpica in Roma e, per il tiro a piattello, furono nell'occasione utilizzati "piatti" con la stampigliatura sul fondo (retro) della gara de quo.

                    L'anno dopo, gli avanzi, predisposti in grande quantità e non utilizzati a Roma, furono distribuiti nella varie manifestazioni nazionali e/o locali; arrivarono anche in Calabria ove si tenevano varie gare di livelli agonisticamente interessanti, alcune delle quali con lancio verso il mare. 

                    I piattelli risparmiati dalla scarsa mira e/o riflessi non ottimali dei concorrenti si inabissavano in acque mediamente profonde dai 5 agli 8/9 metri, verso il largo nel Mar Jonio.

                      Quale migliore occasione per noi aspiranti "sommozzatori", il giorno dopo,che dedicarsi al recupero dei piattelli che così potevano essere riutilizzati?

                        Pescatori di piattelli, non di perle, ma con grande soddisfazione per la raccolta delle nostre "prede".


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Le prime prede (5/23)

                La prima in assoluto praticando una pesca subacquea "primitiva" fu una Mormora; seguita da tante altre. Prede anche differenti.

                Stecche in metallo di un ombrello; una ricurva e tesa con filo di naylon da pesca, adeguato nello spessore, ed altre a mo' di frecce; arco improvvisato, primo fucile subacqueo per un ragazzo intraprendente e privo di altri mezzi, se non maschera e boccaglio, quasi giocattolo, anche per via della giovanissima età da scuola elementare e le disponibilità di allora; nonché le limitate offerte sul mercato.

                Era un continuo immergersi poco lontano dalla risacca, lontano da piedi e corpi indiscreti di altri bagnanti - all'epoca peraltro scarsissimi - ed il carniere dava soddisfazione.

                Sono poi passato, con gli anni e l'esperienza dovuta e necessaria al primo fucile a molla, Saetta B ed ancora oltre con un Cernia Export a doppia molla. Arma lunga e difficile da caricare in acqua se non aiutandosi con il piede, quale appoggio,  o salendo sugli scogli.

                E' arrivato, poi, anche il fucile ad aria compressa a tenermi compagnia in acqua nell'atto di molestare i pesci. Oggi non più!

                Ricordi lontani ma presenti che ancora oggi cerco di rinverdire pur se le discese sono meno profonde e le prede si limitano ai polpi che catturo con asta munita di tre punte e gancio da utilizzare per i più riottosi. Non tutti sono facilmente disposti a lasciare i loro nascondigli per farsi poi cucinare dall'ottima cuoca che è il "60%".


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P.S.:
Ho avuto tanti allievi in passato; il migliore mio fratello terzogenito, che come d'uso ha superato ed abbondantemente il suo Maestro. Con soddisfazione di quest'ultimo.
Oggi mi dedico, a tempo perso, al nuoto per i giovanissimi - che non mi piace vedere con i braccioli in mare- ed insegno loro i primi rudimenti; anche dell'immersione.
Insegno loro a non avere paura, se non q.b. per non commettere sciocchezze, essere sciolti  (!) in acqua e rispettare il mare.
Uno su tutti - dopo Alan, bravissimo allievo(pluri-brevettato in piscina) di questi ultimi anni del mio essere discreto Istruttore, il quale ha già messo nel proprio carniere il primo polpetto l'anno scorso e partecipa alle mie battute di pesca - è Samuele; già dotato di acquaticità notevole diventerà anch'egli un "pesce", completo di branchie, perché una volta in mare è difficile fargli guadagnare la riva! 



 

Ulivi (6/23)

                Quelli che vegetano in Calabria sono giganteschi; nulla a che vedere con i loro consimili in Puglia, Lazio, ecc...

                Le piante che adornavano la nostra proprietà non facevano di certo eccezione se non per le loro dimensioni, ai massimi.

                La raccolta delle olive veniva fatta con le pertiche, lunghissime, anche da raccoglitori che salivano sui primi rami e fin dove possibile, verso il cielo.

                Ero bravissimo a raccogliere i frutti a terra, riempivo, riempivamo - noi ragazzi- panieri dopo panieri, aiutando e collaborando; poi al frantoio per la spremitura.

                Ho esperienza anche della molitura, nello specifico delle olive e l'olio di casa propria è ben altra cosa di quello oggi in commercio, salvo eccezioni, ma da ritrovare in punti vendita di amici che mi fanno degustare ancora oggi un ottimo olio calabro (Società Agricola Cataldo Antonio s.r.l."Coerema" , Contrada Salvi, Siderno, RC, leggi su Internet - che consiglio spassionatamente) .

                In cantina c'era la giara con l'olio di produzione propria ed un cucchiaio - da tavola - al giorno, crudo, ci spettava ad ognuno di noi figli.

                Torniamo, però, alle piante perché vicino casa nostra in campagna, ve ne era una secolare ed altissima. Su di essa trovavamo riparo, scalandola, noi selvaggi, allorché mia madre ci rincorreva per la giusta punizione che era sentenziata per due cacciatori (io e mio fratello quasi coevo) che sottraevano il fucile di "Diana" per scorrazzare sparando a tutto ciò che si alzava da terra.

                Solo il rientro a casa di mio padre, meno intransigente in genere, ma non nello specifico, ci faceva desistere, dopo assicurata la nostra incolumità fisica con sanzione che si trasformava da corporale in altra penitenza, per farci guadagnare il letto.           

                Ricordi e sapori, oltre che marachelle, del tempo che fu.


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Olio di fegato di merluzzo (7/23)

                Scrivo per chi m'intende e per chi ha/conserva memoria.

                L'olio di fegato di merluzzo ha accompagnato la nostra crescita; nostra di scolari che si dilettavano con le aste, con la varie forme di grafia, ecc... mentre oggi si passa da subito alle equazioni differenziali. 

               Dotati di ogni moderno mezzo di comunicazione, i nostri ragazzi di oggi crescono più in fretta e più "dotati", ma si perdono il sapore del cucchiaio di olio di fegato di merluzzo. Delizia che poi, deglutita a stento, cercavamo di allontanare mordendo e masticando una fettina di limone o altre dolcezze a farci dimenticare la "purga". 

                Fu a Gioia Tauro, dove mia madre si trasferì per motivi di lavoro, quale Professoressa di  Lettere, per un anno, poco dopo la metà del secolo scorso, che ne feci una scorpacciata.    

                Ho letto che torna di moda!


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Cavaliere (8/23)

                Ebbene sì, per meriti di cavalcatura; anche se a dorso di un asino.

                Il nostro vicino di terra, in campagna, poteva vantare la proprietà di un asino; indispensabile per molti lavori nei campi.
        
               Ogni tanto lo prendevamo in prestito, io ed il mio germano, irrequieto come me se non di più, e ci portavamo nel Torrente Lordo a prelevare acqua con i barili sistemati sul basto dell'animale; approfittando delle sorgenti d'acqua che affioravamo, limpide, lungo il percorso del fiumiciattolo. Usi domestici poiché la conduttura dell'acqua non aveva ancora raggiunto la nostra abitazione e la permanenza colà, nei periodi nei quali lasciavamo la casa di paese, era una vera e propria novità.

                Noi ragazzi eravamo entusiasti delle tante esperienze a contatto con la Natura.

                  Si andava in due in groppa e via verso l'avventura; si ritrovava la "vena" e si riempivano i  barili con non poca difficoltà. Poi di corsa verso casa. Quando volevamo che la bestiola fosse più lesta nel suo incedere lento la punzecchiavamo con le spine del biancospino ed allora i limiti di velocità non esistevano.

                 Cattiverie giovanili che poi ho riscattato allorché, iscritto alla Protezione Animali, feci comminare una multa ad un contadino che maltrattava, peraltro senza scusante alcuna, il proprio asinello. Mi sono ripulito la coscienza ed ora vivo in pace.

 


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Anguilla (9/23)

                        Quante esperienze giovanili, a contatto con madre Natura.

                       Si andava spesso nel torrente vicino casa, all'epoca interessato dallo scorrimento abbondante dell'acqua nei periodi invernali fin quasi tutta l'estate avanzata.

                          Il letto del Torrente Lordo era la nostra riserva di caccia, pardon di pesca, e le anguille ne facevano le spese.

                          Ci voleva esperienza per non tornare a casa a mani vuote. Mano bagnata, poi la si"infarinava" sulla sabbia, a mo' di cotoletta nel pane grattugiato, si trovava la pietra sotto la quale ci poteva essere la preda, si alzava di scatto il masso/tana e si immergeva repentinamente la "tenaglia" a cinque dita sull'anguilla; se colà nascosta. L'animale, afferrato da una mano che sembrava di carta vetrata, non aveva scampo. 

                          Quanti giovani di oggi possono vantare simili decorazioni al valore sul proprio petto?


  1. Anguilla

 

Vita campestre (10/23)

                    Ho avuto la fortuna di vivere allo stato brado per un periodo, giovanile, della mia vita; presenza in campagna con pratica di molte attività che svolgevo in ausilio a mio padre nella coltivazione - amatoriale - del proprio terreno e presso i vicini, limitrofi, i quali vivevano e trovavano sostentamento dalla e nella  terra.  

                    La vendemmia era un momento magico che impegnava anche noi giovani. Non volevamo andare a letto, la notte, per "curare" il torchio, con il suo inconfondibile tic-tic, tac-tac. Strumento nel quale inserivamo il residuo della pigiatura - effettuata, "nto parmentu", a piedi scalzi da parte di esperti, con una danza ritmica che aveva del magico -, prima con i raspi e poi senza, con ultima fase le vinacce da mettere in contenitori con acqua per l'ottenimento del vinello; raccolta delle olive perla successiva fase del frantoio; raccolta dei prodotti della terra, pomodori in primis, da confezionare in collane ("resta") per l'inverno; il "sacrificio" del maiale, allevato quasi allo stato libero, legato - anche - con lunghissima corda sotto una quercia secolare della quale divorava i frutti, oltre il pastone a lui quotidianamente dedicato; ecc.... 

                   La raccolta, sulla terra del vicino, delle piante dei ceci da ripulire poi sull'aia con il lancio in aria del pestato; la raccolta del grano a mano e poi assistendo al lavoro della mietitrebbia per sistemare le balle di paglia che"sputava" al suo passaggio; la produzione del pane di casa nel forno, rigorosamente a legna; ecc...  

                                                Insomma momenti di vita e lavoro campestre che mi hanno forgiato, lasciandomi ricordi indelebili ed esperienze non tutte trasferibili alle nuove generazioni, impegnate come sono con le diavolerìe dell'elettronica et similia.  


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Carabina (11/23)

                    Fu il regalo ricevuto a tredici anni; era ad aria compressa, di fabbricazione Cecoslovacca, con il binocolo, arma grande e con  tiro efficace.

                    Le mollette di mamma, lasciate sui fili ove stendeva i panni tra due alberi in campagna, il nostro poligono di tiro. Ogni piombino calibro doppio zero era un volteggio all'impazzata della molletta target della nostra mira; quasi infallibile.

                    Quando la fauna lo consentiva erano i poveri passerotti i nostri bersagli; una strage che poi si ritrovava sullo spiedo la sera, con il camino - a terra - acceso.

                    Non c'era farfalla (si fa per dire) che poteva volare indisturbata alla nostra portata e nella gittata del fucile a nostra disposizione.

                    Arma più alla nostra portata quando la nutrice montava una guardia spietata alla sua di arma, il calibro "28", che aveva paura noi usassimo. Aveva ragione da vendere, ma noi, all'epoca giovani ed incoscienti, non potevamo essere d'accordo con lei. Poi, da genitori, abbiamo compreso e siamo entrati nella vita responsabile, a sederci dalla sua parte nell'eterna disputa genitori/figli.


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Lucciole (12/23)

                        Chiudetegli occhi ed immaginate di vedere, nel buio, lo scintillìo di tante lucette, piccolissime, che - ad intervalli - si fanno notare spostandosi nello spazio. L'albero di Natale è stato appena dismesso per questa tornata di festività di fine/inizio d'anno 2014 ed è facile immaginare una pianta che si muove - disordinatamente - nello spazio chiuso di una camera al buio, ma con tutte le lucette accese ad intermittenza sui rametti.

                        Sono quelle lucciole che catturavamo, io ed i miei germani, in campagna, all'imbrunire appena consolidato, per portarle a casa nella nostra camera/studio. Libere volavano e ci tenevano compagnìa tutta la notte fino alla riconquistata libertà, cosa che avveniva puntualmente la mattina dopo.

                         Grilli, ranocchie, rospi ed altra fauna locale di piccola taglia erano i nostri compagni abituali; la povera mamma ci perquisiva e trovava di tutto al rientro dalle nostre scorribande selvagge nei campi, quando liberi da impegni scolastici. Solo le lucciole avevano il suo permesso e libero accesso di notte nella nostra camera, in attesa dell'apertura mattutina della finestra che concludeva la loro prigionìa.


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Razzìe (13/23)

                Non c'era albero che ci poteva resistere ed i loro frutti erano le nostre prede; raccolti e mangiati in loco. Spesso sugli stessi rami fornitori ed in quasi assoluto silenzio per non farci scoprire.

                Quelli sulla nostra terra portavano a maturazione fichi, tantissimi, prede anche dei nostri amici di paese che si univano alle nostre "cale" (escursioni mangerecce sugli alberi; n.d.r.), e pere di una qualità atavica, piri furcunelli (lingua locale), di forma che assomiglia ad una ciliegia, da mangiarsi intere, appena staccate dal picciolo.

                Le ho ritrovate, rarissime, lo scorso anno, vendute per strada direttamente da un contadino; mi sono fermato e ne ho fatta incetta per ritornare al passato con il sapore ed i ricordi giovanili. Che delizia! Quanto i sapori e gli odori possono risvegliare la memoria!

                Salire sulle piante era la nostra specialità, a dimostrazione di valenza sportiva.

                Ciliegi, aranci, mandarini, mandorli, e chi più ne ha, più ne metta, erano prede ambite e ci gloriavamo delle conquiste, non tutte apprezzate dai vicini.  Qualche caduta e ferite tante. 

                Piccoli Tarzan, altro che le cavallette e le piaghe d'Egitto!


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Giochi innocenti per ... (14/23)

                Giocavamo con niente o quasi, la Seconda Guerra era finita da poco tempo; fuciletti fatti di legno, pistole di cartone ritagliato, tappi in metallo che facevamo appiattire dai treni, dopo averle disposte sui binari in attesa del passaggio dei vagoni, con le figurine Panini in metallo, rotonde, con le monetine da 10.= lire a battimuro o al lancio su terra, con le nocciole in vari modi, ecc...

                Vestivamo alla marinara e crescevamo senza tanti "grilli" per la testa; c'era poco da protestare e non si protestava. Guardo ed ascolto, oggi, con sbigottimento i capricci dei giovanissimi di adesso, dalla culla in poi. Pretendono ed ottengono tutto  o quasi.

                Noi, poche nocciole e ci si divertiva, con giochi innocenti per bambini ... (?).

                Quella che era destinata per il tiro a colpire le altre in fila a terra era cavata del suo contenuto con un punteruolo o similia, dopo un piccolo buco nel fondo del frutto. Si riempiva poi di piombo del più piccolo calibro e si richiudeva con cera o cera lacca. Era pesante e si poteva indirizzare bene verso il bersaglio.

                Fu così che mio padre si approvvigionò di piombo per una cartuccia. Isolato da più giorni di pioggia che rendevano impossibile scendere verso il paese, non aveva materiale per confezionare una Fiocchi per il cal. "28". La Contrada dove abitavamo si chiamava Chiusa appunto perché le terre in essa intercluse erano delimitate da due torrenti che erano intersecati in perpendicolo da vie d'acqua minori. La pioggia c'era anche allora abbondante e tutto si/ci chiudeva tra quattro vie di diluvio.

                C'era un gatto randagio che molestava i cani chiusi nel loro canile i quali abbaiavano continuamente al suo passaggio dinoccolato, "sfottente", per via della rete che lo salvava dai loro denti. Sacrificammo più nocciole ripiene di piombo, una cartuccia sola e tornò la calma.


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Fauna (15/23)

                    Quando si ha la fortuna e l'avventura di vivere anni giovanili - anche - in campagna,a contatto con la Natura, si archiviano momenti ed incontri con la fauna più disparata.

                    Insetti, di tutti i tipi, indigeni e taluni molesti e poi rane/rospi, serpi, non trascurando ogni altro tipo di piccolo volatile della specie prima citata. Uccelli di tutti i tipi, vivi (il pettirosso che entrava ed usciva di casa da un piccolo vetro lasciato appositamente mancante - fuori dallo"scuro"-),  ed altri oggetto della mira funesta, per essi, di nostro padre e di noi giovani predatori, con la carabina, con le trappole varie, con il fucile di mamma, ecc...

                    Animali da cortile a iosa; con i sacrifici di rito, all'occorrenza, per bipedi e per il maiale che forniva tante cibarie, dalla sugna, alle salsicce, agli insaccati in genere che "allietavano" l'inverno vicino al camino, grande, a terra, sempre acceso anche per fonte di riscaldamento per la casa.

                    Frequentazioni con il nibbio che mio padre utilizzava, addomesticato per la bisogna, per la caccia con il falcone; esperienze che difficilmente si possono trasmettere con parole e/o scritti. Breve soggiorno di un'aquila reale con la sua apertura alare di circa due metri. La scimmietta che è rimasta per poco tempo con noi poiché dispettosa e difficilmente ospitabile. Porcellini d'India, conigli, ecc...; un vero Zoo.            

                    L'animale che ho curato personalmente era una volpe, trovata orfana e cresciuta con ogni riguardo. Yuri, in onore di Gagarin, mi si accoccolava vicina quando studiavo all'aperto. Conservava sempre un po' di diffidenza verso gli umani ed "odiava" mio padre che non la sopportava. Stazionava nel suo "nido" in zona all'aperto e veniva rinchiusa solo quando i cani scorrazzavano sulla terra; l'istinto è più forte di ogni altro addestramento.

                    Posso senz'altro affermare che riesco ad intendermi meglio con gli animali che non con le persone; avrò contratto quel po' di selvaticume che gli incontri giovanili mi hanno trasmesso?


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Aquilone (16/23)

                    Chi non ha mai costruito, giocato con un aquilone non può dire di essere stato giovane.

                    E' vero, scrivo del tempo nel quale Berta filava; ma è una suprema verità, forse anche per oggi.

                    Ingredienti: carta velina di grandi dimensioni, possibilmente colorata, acqua, farina,forbici, canna da tagliare in stecche di dimensioni poco larghe, spago e ... buon lavoro.

                    Il novello Leonardo è così all'opera; scelta la dimensione dell'aquilone si sagoma a rombo la carta velina e poi, per la confezione della coda, si tagliano tante piccole striscette da incollare ad anello, una dentro l'altra, da chiudere con la colla (miscela idonea di farina ed acqua, q.b.).

                    Con la canna  e con lo spago si prepara un arco, leggerissimo, che si incolla a due angoli opposti del futuro "volatile", un'altra stecca di canna in senso trasversale - ai restanti due angoli -, sempre incollata con pezzettini della medesima carta velina, imbevuta nella colla e, quindi si appiccica la coda - nella parte a poppa - più due piccole codine aggiunte nella parte laterale - destra e sinistra - dell'arco teso e già incollata sulla "fusoliera" dell'uccello di carta fatto in casa. 

                    All'incrocio della canna dell'arco e della stecca trasversale a perpendicolo, con un buchetto dal di sotto nella carta velina, si attacca lo spago, lunghissimo nel suo rotolo statico che servirà a far volare l'ingegnosa macchina leonardesca.

                    Largo spiazzo ed un po' di vento; il gioco è fatto, ma ci vuole abilità a far librare per aria l'aquilone che si allontana sempre più da terra a conquistare il cielo.

                    I più bravi mandano un telegramma in vetta che consiste in un foglietto di carta con un forellino, da far entrare dal fondo del cavo di lancio e sostentamento. Roteando su se stesso il "telegramma" raggiunge così la cima, sospinto dalla corrente ascensionale del vento.

                    Il recupero del "volatile" per nuove avventure è più laborioso che non il suo lancio; si deve arrotolare il gomitolo di spago per portare, piano piano, all'atterraggio morbido l'aquilone.

                    Quanti momenti di giovanile spensieratezza trascorsi con il naso all'insù a mandare sogni verso l'alto; non ancora consci della confessione di Lorenzo, il Magnifico:

« Quant'è bella giovinezza,
   Che si fugge tuttavia!
   Chi vuol esser lieto, sia:
   di doman non c’è certezza ».


                    Buon divertimento!


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Caddie (17/23)

                    Ruolo equivalente mi spettava al seguito di mio padre quando egli si recava a caccia; io portavo il carniere che poi veniva consumato in famiglia e/o con i suoi amici di avventura; camminavo, mi divertivo ed apprendevo i rudimenti dell'attività primitiva dell'Uomo agli albori.

                    Quaglie, fagiani, pernici, starne, lepri, e - talvolta - selvatici di taglia ragguardevole. Allora la selvaggina c'era, in Aspromonte e non solo; non era ancora arrivata la manìa "popolare" di sparare a tutto ciò che volava, la caccia era esercizio venatorio serio, consapevole, sulle orme di Senofonte.

                    I cinghiali, cacciati in Sila, Montalto Uffugo, erano adagiati sulla Jeep - Campagnola Fiat - con la quale si raggiungeva, dopo oltre duecento chilometri di strade spesso ostili, il luogo di battuta. Gli altri animali, prede trasportabili alla cintola o nel cestino in vimini, erano mio appannaggio le tante volte che lo seguivo nelle scorribande con il suo gruppo di "divertimento".

                    Battute con i cani, addestrati e di notevole pedigree, che poi partecipavano anche alle Gare di Caccia Pratica oltre che di Bellezza. Manifestazioni vinte tante (Cosenza, Palermo, Rosarno, Siderno, ecc...) e Trofei - Coppe - regalati alla locale Sezione Cacciatori (Siderno); medaglie e targhe in abbondanza.

                    Sveglia in ore notturne, i cani in auto e via verso le zone di caccia. Non a tutte partecipavo poiché, per la mia giovane età, mi erano risparmiate le arrampicate su per le vette, impervie e difficili, dell'Aspromonte ed anche le lunghe permanenze invernali in località veramente disagiate, lontane da Dio (?) e dagli Uomini.

                    L'arrivo, al ritorno, in paese era una festa perché, per la rivalità che univa i vari gruppi di amici, accomunati nella stessa passione, c'era lo sfottò con esibizione, anche al di sopra dei cofani delle vetture appositamente addobbate, delle prede tutte legate tra di esse a fare bella mostra della qualità dei cani nella cerca e della mira dei loro proprietari.

                   La caccia in Riserva  non era contemplata sia per l'assenza di appositi luoghi a ciò deputati che per la cacciagione, spesso liberata ad hoc in tali siti, non certo selvatica come allo stato veramente brado; era come sparare a galline volanti per come ho verificato poi nei dintorni di Roma. 


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Contadino (18/23)
                    
                        E' senz'altro un po' esagerato appropriarsi del termine che compete solo a mestiere difficilissimo che si apprende solo con l'esperienza, ma anche con lo studio - se c'è - propedeutico quale teoria per la successiva pratica.

                        Io però lo sono stato, anche se in forma di lavoro/quasi svago e da giovanissimo ad aiutare il mio genitore il quale, ricevuta una tenuta in eredità da uno zio, in Calabria, ha deciso di occuparsene direttamente.

                        Se il pane lo sa fare il fornaio che non ha studiato, perché non lo devo saper fare anche io che ho dimestichezza con i libri, anche se con differente specializzazione? Vi posso assicurare che, dopo tante prove, ci riuscì, per diletto e per "tigna". Il Metodo era il prova e riprova di galileiana memoria e, studio, applicazione,  indi la pratica. In campagna si faceva di tutto, con ritmi diversi dalla convulsa vita di città dove mi sono trasferito a studi quasi completati. Città eterna che ora, pensionato, ho lasciato per altra campagna, un fazzoletto di terra che delimita l'abitazione odierna.

                        Vitigno di nuovo impianto a filari, Barolo, Barbera e Lambrusco, oltre poche viti, sufficienti per l'uva da tavola, Zibibbo e Regina. Vino di ottima qualità ed un terzo Premio Nazionale portato a casa a soddisfazione del lavoro svolto. Imparò, applicandosi su libri e seguendo i consigli dei contadini esperti, a potare da solo il suo vigneto, così anche gli ulivi ed estimare le olive sulle piante. Era diventato tanto bravo da essere convocato per "consulti".

                          Io e mio fratello, il secondo della nidiata, provvedevamo alla spampanatura delle viti per far soleggiare meglio il frutto, si vendemmiava, si accudivano gli ospiti del canile - cani da caccia di pregio -, si raccoglievano e si impilavano i pomodori per le reste, i fichi da raccogliere e "caliare" al sole, i finocchi da "abbottonare", la frutta da raccogliere dai vari alberi di pere, mele cotogne per le marmellate che poi confezionava la nutrice, la quale - a tempo pieno - era Professoressa di Lettere,  ecc...; insomma si lavorava con spirito di avventura rendendosi utili e crescendo con tante esperienze accumulate sul campo, nel senso letterale del termine. Ci dividevamo tra casa di campagna e di paese, per le necessità scolastiche.

                            Quanti giovani di oggi, senz'altro migliori di noi, ma non della nostra gioventù, ritengo, per via delle esperienze acquisite, possono vantare un simile curriculum che, all'occorrenza, potrebbe garantirci la sopravvivenza in un Mondo sempre più tecnologico?


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Zumbarella (19/23)

                        La canna deve essere giovane di crescita, verde, piccola nella circonferenza, recisa a dovere e poi incisa con taglio sapiente e deciso. Si sfrega nelle mani, distanziando appena la linguetta così ricavata, e poi si suona .Praticamente è come quella che si trova nelle canne delle zampogne, all'interno, per i vari suoni emessi dall'otre sotto la maestrìa del tocco dei suonatori.

                        E'solo una delle tante cose che ci insegnò uno stranissimo personaggio, un misto di realtà e fantasia. Egli si aggirava per le campagne, vivendo di elemosine, nelle campagne di Siderno e della Locride, dormendo in giacigli di fortuna, anche nei pagliai dei contadini, indossava un saio ed attirava,come le api ai fiori, noi ragazzini, tutti al suo seguito a rubargli le arti del vivere randagio ed ascoltare le sue narrazioni.

                        Suonare con uno stelo d'erba tra le mani, dissetarsi in campagna sapendo scegliere le erbe adatte da masticare, trovare cibo da consumare tra le erbe con rametti carnosi, ecc...

                   "'U monacu 'i Prestarona", era così identificato e da noi appellato quando si presentava nella nostra terra a farci compagnia e per dispensare il suo sapere,frutto di vita girovaga.

                    Quante cose apprese fuori dai libri!


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Scolaro modello (20/23)

                    Irrequieto, vivace lo ero e lo sono ancora, discolo lo fui e ... non sono cambiato di molto;  ho sempre dimostrato notevole intelligenza - bontà dei valutatori - , un po' - troppo - ribelle, dote che ho consolidato con il crescere. Del resto solo il vino buono, invecchiando migliora.

                    Ero, però, bravo a scuola; non secchione, ma sempre preparato e fornivo ottimi risultati.

                    La prima Borsa di Studio "Premio Bontà e Studio" l'ho conseguita in Quinta Elementare. Riconoscimento della Provincia agli scolari meritevoli per le due citate specificità. Fu così che, unico tra altre quattro femmine, entrai nella rosa dei premiati; con soddisfazione di mia madre, già Docente di Lettere alla Scuola Media di Siderno.

                      Il Maestro Tirotta, che facevo disperare per l'agitazione connaturata nel mio DNA, mi aveva segnalato e proposto, bontà sua, e così risultai tra i vincitori per le motivazioni e prove che egli ha consegnato alla Commissione. Erano lire 15.000.=, il premio, anno 1958, che consegnai a mio padre dopo aver detratto una cifra per un regalino a mia madre.

                        Dopo, alle Superiori, la Borsa di Studio la vinse mio fratello, quasi mio coevo; non potevano premiarsi due figli nella stessa famiglia ed il suo elaborato era senz'altro migliore del mio. Scrissi una denuncia aperta contro l'applicazione per come attuata del Piano Verde per il Sud d'Italia; il Ministro Fanfani visitava le località, mete del suo peregrinare, non comprendendo che era lo stesso bestiame che veniva trasportato a fare bella mostra di sé in ogni incontro con le Autorità (Mussolini ed i suoi carri armati sulla via dell'Impero, docet!).

                        Il voto del Diploma di Maturità mi permise di fruire della prima Borsa di Studio Universitaria che poi ho raddoppiato, anzi triplicato; non completandone, però,il percorso.

                        "Con viva e vibrante soddisfazione" il mio nominativo, con la lettera di trasmissione alla Prof.ssa Alviggi, poi Vice Preside e già "mia" giovanissima  Docente di Lettere negli ultimi anni delle Superiori,che mi ha interpellato al riguardo - ed anche il mio Curriculum Vitae a quel momento realizzato -, fanno bella mostra di sé nel Capitolo dedicato agli Alunni meritevoli nel Volume " ... una Scuola che cambia" edito per l'Istit. Tecnico Commerciale "G. Marconi" di Siderno nel luglio 1995. Ne vado fiero ed orgoglioso! Ancor di più per la dedica che la Docente mi ha indirizzato nel Volume omaggiato: " A Luigi in ricordo dei tempi mitici della giovinezza, con infiniti affetto e stima. Anna Giulia".


                        Ho avuto poi soddisfazioni nella vita lavorativa raggiungendo traguardi di certo rilievo; fortunato di certo, ma anche tenace e caparbio oltre che preparato.

                        Ora, pensionato, ex di tanti incarichi ai quali ho atteso - lavorativi, tecnico/politici, sindacali, ecc... -, strimpello sulla tastiera del Computer ed apro i cassetti della memoria di tanto in tanto; per tenere allenata la mente e farmi compagnia - da solo - con i ricordi che, quando accettati, propino al nipote il quale mi guarda ed ascolta, talvolta incredulo.      


  

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Luigi "sportivo" (21/23)


                Mens sana in corpore sano!               

                Sports praticati tanti,molti, appena tolte le fasce che all'epoca si usavano per imbalsamare noi appena nati; tutti a livello dilettantistico.

                Atletica con staffette e gare di lunga durata, medagliato; nuoto pinnato, premiato per un terzo posto nei 2.000 mt dietro due veri mostri in acqua; tennis, si frequentava l'YMCA - che un mio zio paterno, Pasquale, ha fondato, insieme al Prof. Graziani, divenendone poi Presidente nonché Vice Presidente della Struttura Nazionale  - e si fruiva di tutto ciò che era a nostra disposizione; ping pong, con modesti risultati; basket, vincitore di un Torneo e citazione, insieme a mio fratello con me in squadra e più bravo del sottoscritto, in un Volume dedicato a "Lo Sport a Siderno" di Luigi Malafarina ed Enzo Romeo, il primo all'epoca giornalista della Gazzetta del Sud;  calcio pochissimo, non ero abile e mi mettevano in porta; salto in alto, con stacchi da terra appena accettabili e stile ventrale, come si usava a quei tempi; ecc...

                Più congegnato per la durata, un vero diesel, davo il meglio di me in acqua durante la pesca subacquea; non tanto per le prede, ma per la durata a mollo. Quando gli altri si stancavano io iniziavo a macinare nodi e, talvolta, la Vedetta della Guardia di Finanza, allertata da riva ove non mi vedevano rientrare, mi veniva a recuperare all'altezza dell'acqua dei pescecani ; distantissima dalla riva.

                Posso, però, vantare un Titolo di Campione Italiano Master per il Trofeo Manager 1989, staffetta di 100X1000 mt, con tre squadre in gara, già adulto/maturo, con il tempo, nella mia frazione di 3 m. 41' ed 8" per i mille metri di spettanza che ho macinato in tempo medio rispetto alla più giovane ed agguerrita concorrenza nonché - anche - alla meno prestante e non solo per età.

                Della serie "Siamo tutti sportivi", ma almeno al nipote ho qualcosa da raccontare.


 

I Bronzi di Riace (22/23)


                    Ci siamo tenuti compagnia per tanti anni, non sapendo gli uni (loro) dell'altro (io) e viceversa.

                    Riace è località che frequentavo da giovanissimo quando seguivo mio padre nelle sue cacciate a quaglie, sul litorale Jonico; ne ho scritto più indietro. Spiagge selvagge, belle, quasi deserte allora, vicine al sito che ha visto i miei natali.  Loro nascosti sotto la sabbia, in mare, ed io a calpestare quella della battigia, con il carniere alla cintola. 

                    Poi, io grandicello, è stato - anche - quel tratto di mare, nella parte più scogliosa, ad assistere alle mie battute di pesca subacquea. Loro sempre immersi e nascosti nella sabbia ed io a pinneggiare intorno agli scogli/pietraie a disturbare i pesci destinati a diventare prede.

                    Sempre vicinissime le opere d'arte; loro oramai invecchiati ed io da giovane. Non ci conoscevamo.

                    Conobbi invece il loro scopritore, Mariotti, anni dopo il ritrovamento e la mia stretta di mano non fu priva di certa invidia poiché egli ebbe la fortuna, quell'anno,di immergersi in anticipo rispetto alle mie/nostre escursioni subacquee e così trovare quei tesori che una mareggiata invernale aveva parzialmente fatto emergere dalla sabbia, pur sempre sott'acqua. Chissà!

                    Vidi, poi, i Bronzi di Riace nella loro sede di destinazione, Museo di Reggio di Calabria, restando estasiato di fronte a tale straordinaria fattura e bellezza; rimasta immutata nel tempo, mentre io ... 


                    Ora i due Bronzi hanno ripreso il loro posto nella sede citata dalla quale erano stati spostati per lavori di restauro.


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Amore a prima vista (23/23) 

                Sono stato precoce; la prima fulminazione - vera - a circa 8 anni.

               Amore immediato al primo passaggio sul Corso principale del paese natìo, oggi Città (Siderno)  di una competizione automobilistica denominata "Il grande otto"; definizione questa appresa dopo aver letto del Volume del quale riporto notizia ricavata  da Internet:
"

"Siderno"

 

Sud e letteratura/3

… dei post per il web. «Io i 409 comuni calabresi non li ho solo percorsi col dito sulla cartina geografica, li ho vissuti di persona» – così ricorda durante la presentazione del volume,organizzata in una libreria a Siderno settimane addietro.Letteralmente il grande otto era il nome di una gara automobilistica che si svolgeva negli anni del dopoguerra fino al 1957. Si chiamava così perché il tracciato, Catanzaro-Cosenza-Crotone-Catanzaro-Vibo-Reggio-Catanzaro, disegnava un numero …

19 dicembre 2013 | Angelo Nizza

                Mi affacciavo da uno dei balconi della casa atavica, sita peraltro al centro - urbanistico - della cittadina, sulla Via Nazionale, e vedevo avvicinarsi sagome rombanti di vetture sportive che passavano, provenienti da Reggio di Calabria, sotto i nostri occhi, per perdersi poi verso la parte Est del paese a raggiungere Catanzaro; lasciata alle loro spalle la fontana principale con annessa rotatoria ante litteram. Fontana monumentale oggi sostituita con altra più appariscente, ma meno bella.

                Fu così che compresi quanto il mio cuore, oltre le "valvole", fosse dotato anche di cilindri e pistoni, compressi e vogliosi di rombare per e nella vita. Sempre di corsa tant'è che Speedy Gonzales è il nomignolo attribuitomi; ancora oggi sono inquieto, prescioloso e veloce nelle mie varie attività. Quasi tutte.

               Ora, memore e nostalgico di quei passaggi, non mi perdo la annuale Mille Miglia, storica, al transito delle Vecchie Signore da Roma verso Viterbo per raggiungere il traguardo di Brescia.

               Il motore romba ancora a pieni giri ed il primo "amore" - platonico -, di allora,  non si scorda mai. 

 

 

 

 

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28 agosto 2019

Intelligenza animale

Amistad






                                     Senza parole, non servono! 

                                    Solo tante riflessioni e commozione con immensa gioia.

da Il Messaggero:
"

Giovane delfino liberato dalle reti: gli spettacolari salti per la felicità in compagnia di un amico


Un giovane delfino è restato intrappolato in una rete, ma per sua fortuna i pescatori se ne sono accorti in tempo: con grande cautela riescono a liberarlo scoprendo nel frattempo che un altro delfino stava facendo compagnia all'amico in difficoltà. Una volta in libertà, il delfino dimostra la sua felicità con un salto prodigioso doppiato subito dopo da quello dell'altro mammifero. E' accaduto nelle acque di Procida.

Il video è stato postato da Mario Polizzi, di Roma, sulla sua pagina Facebook


"

P.S.:
A guardare il video più che di una rete sembra essersi trattato del tipo di pesca (conzu palamito o conzirru, in Lingua madre calabra) effettuato con una sequela di ami, disposti a distanza tra di essi e fissati, a penzoloni, ad un lungo filo di nylon di certo spessore. Non tutti hanno competenza specifica per descrivere gli accadimenti, ma ciò non muta la sostanza di quanto ripreso e poi postato si Facebook.




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24 agosto 2019

Mondo animale

Asino



                              Animale paziente l'asino, tenace, con lunga memoria, ha da sempre collaborato con l'Uomo nei vari lavori pesanti in campagna e dintorni.

                       Da giovane utilizzavo - in prestito ed in sella (basto) come un provetto Cow Boy - il somarello del vicino di podere, contadino, e si andava, in coppia, con il di lui figliolo e talvolta uno dei miei germani a prendere l'acqua con i barili nella sorgente in un torrente.

                                 Lo stuzzicavamo perché andasse più veloce del suo passo abituale "esortandolo" con la puntura di una spina del biancospino; cosa che non farei più neanche a lauto pagamento. L'età giovanile è farcita da errori e/o piccole cattiverie; le nostre di poco conto poiché lo toccavamo appena sulla pelle, senza volergli fare del male. Questo bastò perché se ne ricordasse ed alla prima occasione, passandogli io da dietro a distanza ravvicinata, mi sferrò una doppietta con le zampe posteriori che scansai, con i riflessi dell'età; avrei cambiato voce, di certo, altrimenti. 

                                        Appresi immediatamente, però, la lezione "pedestre".

                                 Attenti a dare dell'asino/somaro a chicchessìa e godeteVi la notizia di sotto riportata.

da Il Fatto Quotidiano:




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21 agosto 2019

Verità "terrena"!

Ecclesia libera in libera patria



 
          Questo è il commento che ho inserito su di un foglio elettronico di notizie "La Riviera" su un articoletto che riportava l'intervento del Sen. Morra, ieri sera al Senato durante la discussione; dopo le dichiarazione del Presidente Conte in Aula. Il richiamo alla lealtà e sulla mancanza di coraggio dell'Uomo politico che chiede, invece, pieni poteri, sono stati momenti di verità elevatissimi:

"


         I simboli religiosi devono appartenere alla sfera privata e non pubblica; men che meno a quella politica.

       Ottimo intervento dopo quello del Presidente Conte il quale ha "sculacciato" a più riprese l'indisciplinato Ministro, compreso il rimprovero sull'utilizzo "improprio" della Fede nell'agone politico e la sottolineatura sulla lealtà.

         Ottima la chiusura, nella replica, sulla mancanza di coraggio del leghista.
"



 
Il Se. De Falco indica la strada di casa al leghista, invitandolo in tal senso.
Crisi governo, De Falco si rivolge ai banchi della Lega e intima: "Devi andare a casa"                                          




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19 agosto 2019

Origanum

Origano






                            Anche quest'anno, sulla nostra terra a  maggese ho raccolto l'origano; per la gioia della cuoca/Chef.

                       Il suo profumo, intenso, mi riporta alla "mia" terra natìa; cresce spontaneo anche lungo i bordi delle strade che si inerpicano verso l'Aspromonte.

"

In tempi moderni, prima ancora di Carl von Linné è stato il botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (Aix-en-Provence, 5 giugno 1656 – Parigi, 28 dicembre 1708) a denominare queste piante. In realtà l'etimologia del nome del genere si può far risalire a 2000 anni prima presso i greci, forse da Teofrasto (371 a.C. – Atene, 287 a.C.) un filosofo e botanico greco antico, discepolo di Aristotele, autore di due ampi trattati botanici che per primo ha usato questo nome per un'erba aromatica[2]). Origanum è formato da due parole "òros" (= monte) e "ganào" (= io mi compiaccio) che insieme potrebbero alludere ad un concetto di "delizia della montagna"[3] o anche "bellezza, luminosità, ornamento, gioia della montagna"[4], oppure perché cresce bene in montagna o nei piani alti delle zone assolate.

Il nome scientifico del genere è stato definito da Linneo (1707 – 1778), conosciuto anche come Carl von Linné, biologo e scrittore svedese considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum - 2. 1753" del 1753.[5]

...

"






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14 agosto 2019

Pianeta galeotto

Luna d'agosto 

 

 

 

                                                 Persona di famiglia a noi molto cara, ci ha inviato - pura casualità - la foto scattata ieri sera dal Lungomare di Siderno verso l'orizzonte sul Mare Jonio affinché ne apprezzassimo il romanticismo.

 

                                    Non poteva sapere che fu quella Luna, galeotta, 55 anni addietro, colpevole del nostro incontro di pochi giorni prima che si concretizzò, il 14 di agosto 1964, con la promessa di unire i nostri destini di coppia.

 

                                                Stregati dalla Luna!



 

 (Foto da foto) 




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14 agosto 2019

Aracnofobìa

Ragno





                          Nella nostra villa al Lago si è installato un ragnetto che se ne va a passeggio anche sul vetro del finestrone/veduta verso Bracciano (sullo sfondo nella foto).

                          E' ospite fisso, non ci disturba, non lo molestiamo; rispettosi come siamo degli animali (bipedi e/o quadrupedi, di ogni ordine e grado!) se non pericolosi per la nostra incolumità.

                           L'ho immortalato in data 26 s.m..







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9 agosto 2019

Istruzione

Cane "intellettuale"






                          Mi fanno veramente sorridere coloro i quali amano definirsi - per distinguersi dai restanti simili, che giudicano, così, inferiori - intellettuali, come se tutti gli esseri umani non utilizzino l'intelletto e/o ne siano dotati; naturalmente con l'hardware che hanno a disposizione e con l'istruzione acquisita.

                                A proposito di istruzione/apprendimento, Gaia, la nostra padroncina, fin da piccola ha mostrato interesse per la "scuola"; oggi predilige i documentari di "Marco Polo" - fauna in primis! - in TV, istruttivi. Li guarda/osserva con attenzione e curiosità "intellettuale".

                                 Io la immortalo e dedico ad essa dei primi piani eloquenti.




(Prime "letture", da cucciolona, 2016)




 (Primo piano, è femmina vanitosa)


(Attenta ad apprendere dal documentario con animali su "Marco Polo"))




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4 agosto 2019

Lido dei Sogni

Miss, mia cara Miss ...





                         Una calda sera d'estate nello scenario di un Lido della Costa Jonica (Siderno); la locandina d'invito recitava: " Serata di musica e ballo ... sarà anche eletta Miss Simpatia".

                               Pochi anni prima (agosto 1964) avevo intravisto "la magnifica preda"  seduta con i genitori ad un tavolino del medesimo ritrovo estivo. La trappola era scattata subito, Cupido aveva colpito entrambi; dopo siamo convolati a giuste nozze.

                                Potevo non tornare sul luogo del "delitto" ed accompagnare la dolcissima "metà" sulla pedana del Lido dei Sogni? Il Concorso, per celia, come si può partecipare nell'euforia estiva in comitiva con amici; ma fu eletta Miss Simpatia. E' rimasta tale, anzi è migliorata (il vino buono ...)!

                                  Il Premio? Un quadro, che è appeso su di una parete nella casa al Lago.








                                 

 




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La sua famosa equazione dimostra come L’energia E e la massa m di un corpo non siano indipendenti. Possiamo calcolare l’una a partire dall’altra moltiplicando o dividendo per un fattore c², dove c è la velocità della luce nel vuoto. In altre parole la massa e la luce sono convertibili tra di loro, come gli euro con i dollari, ma al contrario delle monete il tasso di cambio tra energia e massa è fisso.

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